Il diario del Silenzio – Martina Vaggi

Ciao ragazzi!
Vi presento un romanzo che ho letto per la collaborazione con Martina Vaggi: il romanzo ai tempi del Covid-19.
Nell’ultimo anno la pubblicazione di libri inerenti al virus è stata vastissima – e continuerà a esserlo. Ci sono tantissimi saggi sull’argomento, ma i romanzi con testimonianze sono ancora ben pochi.

Ne Il diario del Silenzio Martina trasporta i pensieri del suo blog su carta, attraverso i racconti di diverse persone.

La titolare tirò un lungo sospiro.
Sembrava ormai passato molto tempo. Come se tutto questo appartenesse a un passato troppo lontano per essere ricordato, ad un altro mondo che non potrà tornare.
Almeno, questa era la speranza.

Questi sono anni difficili per tutti e, nonostante il vaccino, la luce in fondo al tunnel sembra ancora molto distante. Fra zone gialle, arancioni e rosse la libertà di ogni persona è fortemente minata e la paura incalza nella vita di tutti.
Almeno una volta, tutti noi, all’inzio abbiamo pensato che “fosse una cosa da niente”, ma le notizie al telegiornali sono diventate passo passo sempre più scoraggianti. Il contatto fisico, a noi italiani così caro, è stato vietato totalmente e chi vorremmo vicino, ora, lo possiamo salutare solo dallo schermo del telefono.

Le testimonianze come quelle di Martina Vaggi diventeranno emblematiche per le generazioni a venire, un po’ per non dimenticare, un po’ per imparare a non dare più niente per scontato.

La lettura di questo romanzo è stata dolorosa, perchè Martina, nella sua diligenza di narratrice, ha riportato tutte le fasi dell’avvento di questo virus mostruoso, la quarantena in Italia e gli effetti postumi.

Nessuno aveva, in fondo, dimenticato. Molte persone avevano rimosso, probabilmente per il loro bene e forse è questo che accade alla mente quando si vive una situazione drammatica, surreale, traumatica come quella accaduta mesi prima.

Ho deciso di porre qualche domanda all’autrice, che ha gentilmente accettato di rispondere.

Il romanzo raccoglie diverse testimonianze di persone che hanno deciso di aprirsi, in qualche modo, con te: come è stato avvicinarsi a loro e convincerle a raccontarti la loro esperienza? 
Mi sono sentita molto grata nel vedere la disponibilità delle persone al racconto delle proprie esperienze. Per me è stato molto significativo che ognuno di loro avesse così tanta voglia di raccontarsi, di concedere “in prestito” una parte della loro vita, attraversata da un momento di profondo cambiamento, nel bene e nel male. Avere qualcuno che sia disposto ad aprirsi con te e a parlarti della propria vita ti concede un’enorme possibilità: quella di poter vivere un’altra vita oltre alla tua. Di farti attraversare da altre parole, che non sono le tue, di vivere altre realtà, che tu non hai vissuto: di guardare con occhi diversi il mondo. E questa è un’esperienza unica, che ti arricchisce molto. 

Io trovo che questi racconti parlino di tutti, anche se poi sono testimonianze di singoli individui: quale storia hai sentito più tua, quale ti ha coinvolto maggiormente?
Sì, la caratteristica di questo libro (che è, appunto, una raccolta di racconti) e di queste storie è che sono tutte legate tra loro, anche se sembrano distinte e separate: esattamente come tutti noi siamo legati dalla nostra natura umana, dalla felicità, dal cambiamento che viviamo costantemente e dal dolore che abbiamo vissuto, ad esempio, durante il lockdown.Il racconto che più mi ha toccato è stato quello che riguarda l’esperienza di volontariato di un sacerdote all’interno dei reparti Covid. Il racconto in questione si chiama “Il prete volontario” e racchiude al suo interno gran parte delle tematiche che percorrono il libro: la vita, la morte, la spiritualità, il cambiamento verso un bene comune… la speranza.

Da cosa è stata dettata la scelta di raccontare l’esperienza della pandemia attraverso una moltitudine di voci anzichè scegliere di raccontarla solo dal tuo punto di vista?
Ho sempre pensato che non avrebbe avuto senso pubblicare un libro dove venissero raccolte solo esperienze mie, perché, semplicemente, io il periodo del lockdown l’avevo vissuto in casa. Non avevo poi moltissimo da raccontare. Pensavo, invece, che sarebbe stato interessante ascoltare molte più voci di persone che avessero vissuto il lockdown dalle più disparate angolature. Da qui è nata l’idea di impostare ogni racconto con una data, un luogo di paese e di regione, come se fosse un diario di ciò che era accaduto.In questo modo ho potuto dare un’idea il più vasta possibile di cosa avesse rappresentato il lockdown per l’Italia in quel momento storico così drammatico, per tutti noi. 

Infine: dal tuo blog si nota che la passione per la scrittura è forte in te, pensi che scriverai altri libri?
Sì, ho già in mente di scrivere un altro libro. Mi piacerebbe continuare a coltivare questa passione, che mi ha sempre accompagnato, fin dalla nascita del mio blog “Pensieri surreali di gente comune”.

Non c’era nessuna mascherina a nascondere il volto, questa volta.
Eppure Filomena non aveva dimenticato. Non aveva dimenticato quando percorreva queste stesse strade in un momento in cui nessun altro lo faceva. Non aveva dimenticato le persone che guardavano dalla finestra e, al suo passaggio, tiravano giù la tapparella.

Puoi trovare questo romanzo su Amazon e conoscere l’autrice sul suo blog .
Inoltre, Martina parla del suo romanzo in questo articolo e in questo video.

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